La dialettica del brand

Lo specialista della persuasione é essenzialmente un eterodiretto, non vive che del suo rispecchiamento.
Roberto Terrosi

Quando ci si riferisce alla pubblicità si pensa immediatamente al suo scopo persuasivo, alla facoltà di dover per forza di cose essere convincente. Per trenta anni, dagli anni 50 agli anni 80, la pubblicità ha mantenuto inalterato un modus operandi attraverso canali unidirezionali; radio, televisore e stampa: generatori di prodotti pubblicitari epidittici.

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Il Branding per un pubblico diversamente presente

Il contemporaneo ha modificato le relazioni umane, i tempi che regolano la divulgazione e la ricezione delle informazioni, la scelta dei prodotti e la veridicità dei messaggi nei canali di comunicazione.

Il digitale ci fa più sicuri e apparentemente più forti. Dietro ai nostri device ci prestiamo a facili giudizi; offese e ingiurie sono all’ordine del giorno per chi si appresta alla condivisione digitale. Le aziende che scelgono i canali online per divulgare le proprie strategie di comunicazione devono essere pronte ad affrontare anche questo aspetto.

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Tgroup e la legge del microcosmo

La rete ha mutato l’approccio azienda-consumatore. La comunicazione di massa e la sua univocità sono state soppiantate dalle relazioni biunivoche in cui l’utente, appropriatosi della propria individualità, ha imposto la propria ragione decisionale, contaminando le campagne pubblicitarie e modificandone le scelte e i contenuti. Quello che inizialmente è sembrato controproducente e quasi pericoloso, si é mostrato oggi necessario per quelle aziende che hanno deciso di far parlare il proprio pubblico, di rendere partecipe il singolo sia nelle scelte che nei cambiamenti.

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Vincent Van Gogh e il sentire di un brand

​Voglio fare dei disegni che vadano al cuore della gente… Voglio che la gente dica delle mie opere: “sente profondamente, sente con tenerezza”.

Vincent Van Gogh scrive al fratello Theo 668 lettere dal 1872 al 1890, anno della sua morte. Pensate se fosse vissuto nell’era del digitale; avrebbe utilizzato intensamente WhatsApp e Messenger (messaggi destinati solo a pochi), probabilmente avrebbe avuto un profilo Instagram, da utilizzare sempre con i filtri dai colori acidi dalle intensità contrastanti e app di editing con controlli manuali. Avrebbe comunque continuato a dipingere perché solo la pittura gli avrebbe concesso la facoltà di trasmettere il proprio sentire.

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Torello e la comunicazione del sentire

I linguaggi comunicativi generati dalla rete si oppongono alla sterilità della comunicazione unidirezionale valorizzando lo spettatore quale interlocutore attivo.

In tale senso i social network hanno mutato l’approccio del consumatore ai servizi e ai prodotti pubblicizzati. Il branding, attraverso i processi comunicativi generati in rete, ha soppiantato l’idea del prodotto/servizio al centro dell’interesse del consumatore, sostituendolo con “l’idea di marca” quale percezione dell’utente verso un’entità aziendale, culturale o politica in grado di generare valori unici e differenzianti, grazie ai quali viene scelta, e/o maggiormente seguita, a discapito dei propri competitor.

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